65, 50 o 110%? A voi la scelta


Il decreto Rilancio pubblicato in Gazzetta ufficiale è in vigore dal 19 maggio scorso. Particolarmente interessante è l’articolo 119 riguardante il Superbonus 110%.

I bonus precedenti o ecobonus, consentivano a vari livelli, il recupero, dal 50% al 65% per interventi di ristrutturazione e per il miglioramento dell’efficienza energetica. Questo decreto oltre a modificare alcune delle aliquote che erano già previste, introduce il Superecobonus 110% e comprende anche un Sismabonus 110%.

Attenzione, è vero che, soprattutto per alcune delle voci comprese nel decreto, parliamo di interventi consistenti (ed è per questo che la somma si spinge così in alto) ma è vero anche che i lavori più consistenti, quelli cioè che prevedono il rimborso del 110%, si potranno fare in maniera praticamente gratuita. Si, proprio così, perché una delle grandi novità del decreto è che sarà possibile la cessione del credito fiscale all’impresa che esegue i lavori, o passare il credito a un soggetto terzo evitando così di dover attendere i 5 o i 10 anni per ottenere il rimborso completo scalato dal proprio IRPEF.

Tra i requisiti dei lavori troviamo il miglioramento della classe energetica (almeno 2 classi dimostrabili attraverso l’APE), l’installazione di impianti fotovoltaici, con impianti ibridi o geotermici abbinati, impianti di riscaldamento, raffrescamento, produzione acqua calda e l’utilizzo nei lavori di isolamento di materiali isolanti che rispettino i criteri minimi ambientali.

Nel caso di richiesta di Superecobonus, gli interventi vanno a migliorare l’efficienza energetica di un edificio e il tetto fissato al 110% rappresenta una grande opportunità di poter migliorare, e di tanto, le condizioni della propria abitazione.

Ecco gli interventi contemplati nella manovra:
  • Efficienza energetica
  • Misure antisismiche (Sismabonus)
  • Recupero del patrimonio edilizio
  • Recupero/restauro facciate (anche solo pulitura e tinteggiatura)
  • Installazione impianti fotovoltaici associati ad altri

Bisogna dire a questo punto che fare i lavori è sicuramente un buon affare per i proprietari di casa che intendono continuare ad abitarci a lungo ma ancor di più per chi sarebbe intenzionato a vendere nel giro di poco tempo: chi potrà offrire un immobile rinnovato nell’estetica e più performante dal punto di vista energetico avrà non solo meno difficoltà a trovare acquirenti ma li troverà anche più disposti a riconoscere un prezzo superiore per quell’immobile. Il lato positivo delle agevolazioni quindi, che si voglia continuare ad abitare nella propria casa o che la si voglia vendere, oltre alla consistente agevolazione, è l’aumento di valore dell’immobile.

Facciamo un esempio: un appartamento, con caldaia da riscaldamento e infissi un po’ datati, che come certificazione risulta appartenere ad una determinata classe energetica, al termine degli interventi sopracitati, (impianto a pompa di calore, isolamento termico, ecc.) lo ritroveremmo senz’altro, dopo l’analisi dell’efficienza energetica, in una classe di appartenenza decisamente superiore. Il miglioramento porterebbe sicuramente un grande beneficio nel vivere all’interno dell’appartamento ma (e questo vale soprattutto per chi vuole venderlo) secondo quanto emerso da un recente convegno della FIAIP, la federazione immobiliare degli agenti immobiliari professionali, dopo la ristrutturazione il valore dell’immobile aumenterebbe a partire da un 8-9% a Roma, fino ad un 16% di aumento medio a Milano con punte che possono arrivare in alcune zone anche al 25-30%.

Importante ricordare a questo punto che i lavori di efficientamento riguardano le spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 e che alcune agevolazioni sono cumulabili.

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